PROGRAMMA CONCERTO
L. v. Beethoven (1770-1827): Sonata in Re Maggiore op. 28
F. Chopin (1810-1849): Ballata in Sol minore op. 23
F. Chopin (1810-1849): Sonata in Si minore op. 58
Associazione culturale no-profit, volta al sostegno e alla diffusione, nella sua totalità, dell'Arte: Pittura Teatro Poesia Musica Video
PROGRAMMA CONCERTO
L. v. Beethoven (1770-1827): Sonata in Re Maggiore op. 28
F. Chopin (1810-1849): Ballata in Sol minore op. 23
F. Chopin (1810-1849): Sonata in Si minore op. 58

Hanno Stiffeniis ha ormai superato, o almeno così crede, la traumatica indagine in cui era stato travolto proprio nelle ultime settimane di vita del grande filosofo, raccontata in Critica della ragion criminale. Il giovane magistrato, nonostante la situazione preoccupante e le limitate risorse economiche con cui è costretto a vivere, sembra aver trovato un certo equilibrio.
Fin quando viene travolto in una nuova indagine: sono stati ritrovati i cadaveri di tre bambini, in una cottage in mezzo al bosco. Questa volta però, data l’estrema delicatezza della situazione politica, non può certo indagare da solo. Sarà Serge Lavedrine, colonnello dell’esercito francese, ad affiancarlo nelle indagini. Ma non sarà l’unico. L’aiuto più utile gli arriverà da molto più vicino: sua moglie Helena.
Il caso risulta molto complesso. E straordinariamente attuale. Di fatto, anche se un thriller, I giorni dell'espiazione è la fotografia di un preciso momento storico. L’ambientazione, le abitazioni, le caserme, le divise dei soldati, le abitudini, il cibo, tutto viene ricostruito accuratamente. E non solo le cose positive vengono riprese, ma anche le cattive abitudini, per così dire, e gli abomini.
Non a caso, in questa indagine vengono toccati vari temi drammatici, alcuni dei quali molto attuali, altri invece che ci trasciniamo dietro da secoli: bambini-soldato, gli ebrei presi perennemente come capro espiatorio (il titolo, credo, proprio a questo si riferisce) e, infine, uno dei temi centrali del libro, l’amore che uccide. È un fatto ormai assodato e statisticamente rilevato: è molto più facile trovare la morte per mano delle persone che si hanno più vicine.
E in questo senso, ancora una volta Immanuel Kant, anche se morto tre anni prima, risulterà essere la chiave di volta per la risoluzione del caso" Lara Simonaitis - Staff Arte & Dintorni


Prima edizione dell’International Guitar Festival
Gubbio 2008
Di Marco Carbone
Si terrà a Gubbio dal 5 al 7 Settembre la prima edizione dell’International Guitar Festival, una manifestazione dedicata al mondo della chitarra classica, alla liuteria, alla poesia.
Tutti i concerti si terranno nello splendido refettorio del complesso monumentale di S. Pietro di Gubbio, recentemente ristrutturato e messa a disposizione della cittadinanza.
Si incomincerà Venerdì 4 Settembre alle 21,30 con i concerti dei famosi chitarristi Roberto Fabbri, Ciro Carbone, Francesco Taranto e Franco Scozzafava (violino).
Ad intervallare reading di poesie di Marco Carbone, a cura dell’Associazione Culturale “Arte & Dintorni”, voci recitanti Marco Panfili, Chiara Acaccia e Federico Amoni.
Il giorno seguente allo stesso orario un doveroso omaggio a Federico Garcia Lorca, grande appassionato di poesia e cantore della cultura Andalusa, con lettura dei suoi più famosi versi dedicati alla chitarra.
A seguire il concerto del Real Duo Damiani Libraro e Luis Quintero, vero ambasciatore della chitarra venezuelana nel mondo, e grande virtuoso dello strumento.
La serata conclusiva domenica 7 Settembre, alle 21,30, ci sarà il concerto di Laurent Boutros grande chitarrista e compositore francese e Angelo Barricelli virtuoso chitarrista e promotore dello strumento.
Nella serata organizzata in collaborazione con i Lions Club Piazza Grande di Gubbio ci sarà anche un momento di beneficenza.
L’evento “International Guitar Festival” vuole far conoscere al grosso pubblico il meglio del repertorio chitarristico contemporaneo, e in speciale modo quello spagnolo e sudamericano, e far apprezzare dal vivo le esecuzioni di grandi artisti internazionali.
Durante la manifestazione si terranno anche dei master classes a cui tutti i giovani chitarristi potranno iscriversi per affinare il loro talento. Le lezioni saranno tenute da Luis Quintero.
Per tutti i tre giorni sarà anche allestita nella sala del refettorio un’interessante mostra di liuteria del maestro Angelo Spataffi, figlio dell’illustre liutaio eugubino.
La manifestazione è organizzata dall’associazione Andres Segovia e dal Cinema Teatro “Astra” di Gubbio, in collaborazione con i Lions Club Piazza Grande, Amici della Musica di Gubbio, Arte & Dintorni, e con il patrocinio della Regione Umbria, e del Comune di Gubbio.
Direttore artistico della manifestazione è Ciro Carbone che, oltre ad essere uno dei maggiori chitarristi italiani, vanta al suo attivo come organizzatore di eventi diverse esperienze, tra le quali quella del Festival Internazionale di chitarra di Forio Ischia.
Sponsor unico dell’evento è la “Franco Monacelli Costruzioni”, che con grande entusiasmo ha voluto aderire al progetto.
Tutti i concerti e gli eventi sono ad ingresso libero. Tutti sono invitati a partecipare.
Staff “Arte & Dintorni”
Domenica, 27 Luglio prossimo, alle ore 21:00, in occasione del tour italiano di uno dei più grandi chitarristi della scena Blues internazionale, vedrà di scena DAVE SPECTER accompagnato dal RICO BLUES COMBO in un concerto a Giomici, presso l’antico borgo fortificato del Xl secolo.
La serata, organizzata e promossa dall’Associazione culturale Arte & Dintorni, si svolgerà all’insegna del Blues nel suggestivo giardino del borgo medievale.
Nella serata del 27, verrà presentato in anteprima italiana, il nuovo CD/DVD Live in Chicago, registrato presso lo storico locale Buddy Guy’s Legend e dal quale verranno suonate numerose canzoni riarrangiate per l’occasione.
La band che lo accompagnerà in questo tour italiano è la RICO BLUES COMBO, una tra le più longeve e attive nel panorama Europeo.
La sezione ritmica è una delle migliori e affidabili in circolazione: Mirco Capecci al contrabbasso e Giuliano Bei alla batteria, anche loro al servizio di numerosi professionisti del circuito europeo (Kellie Rucker, Mauro Ferrarese, Dago Red, Joe Caruso, ecc.).
Al sodalizio Riccardo Migliarini-Maurizio Pugno, ormai insieme da più di vent’anni, si aggiungerà quindi Dave Specter, in una serata all’insegna del Blues e del divertimento, in quella che sarà l’unica data del centro Italia.
Il programma prevede inoltre alle ore 21:00 l’esibizione della DAILY DOPE BLUES BAND, con Yannis Pavezas (voce e chitarra acustica) e gli eugubini Norberto Becchetti (chitarra elettrica) e Alessio Pierini (basso).
Alle 21.30, la compagnia Arte & Dintorni si esibirà in un mini spettacolo di 15 minuti per consentire il cambio palco.
Alle 21:45 Dave Specter & Rico Blues Combo. Ingresso € 10.00
L’incontro con Marcello Simonetti è sbrigativo e illuminante insieme, come la pioggia indorata da un fulmine che elettrizza l’aria rendendola amara. Non la sua voce, ma le mani, mani prodigiose, hanno la capacità di accogliere chi le vede rigirarsi su se stesse a plasmare l’aria riempiendo di segni e di volumi il vuoto apparente dello sguardo. Mani più simili agli occhi, che ritmano il tempo istante per istante e sembrano mettere in secondo piano la forte prensilità della loro stretta. Mani che rivelano la dimensione più intima e sacra dello scultore: quella legata alla morbidezza di chi non osa toccare se non per sfiorare ed accarezzare insieme, per insinuarsi candidamente tra pieghe di carne e riccioli scomposti. Mani che parlano, vedono e sentono, che avvertono pudiche l’essere nell’impalpabile istante della vibrazione, come nome che evoca ed anticipa la forma.
“Figurine leggere, così”. E’ questa la poetica dell’artista: la leggerezza. Nelle molte icone bronzee estratte da un unico modellato femminile che sembra smaterializzarsi nelle nuove formulazioni istintive ed arcaiche, estranee totalmente al ripiego accademico, distillate da un gioco di mani che decanta argilla e scagliola, bronzo, plastica e marmo.
Mani che dell’essere rivelano un prodigio: l’anima.
L’anima, appunto, chiama la nudità ad essere null’altro che il proprio abito, del corpo svelando la verginità.
La fidanzata di marmo, la scultura esposta a Gualdo Tadino, è così legata all’Anatomia di un’anima perché in entrambe l’apparenza fisica, mero fenomeno transitorio, definisce i tratti di quella permanenza invisibile che l’anima comporta. Non la finitezza della forma, si badi bene, perché, come sostiene Eraclito, i confini dell’anima sono irraggiungibili. Ma l’immaterialità della materia.
Per questo motivo gli eleganti panneggi de Il grande silenzio, figura nobile, composta, virile e spirituale ,creano una leggerezza flautata che trasuda emozione e santità , come le volute aeree dell’abito de La grande Virgo che rinunziano del tutto al contenuto simbolico per confessare, invece, il candore dell’innocenza, misterioso segno mistico , sentiero ininterrotto che unisce terra, cielo ed eternità….
A poco importa la presa in prestito dell’icona del Barocci: l’arte di Simone’- in questo modo suole chiamarsi , come Mozart che preferiva Amadè all’altisonante Wolfgang- la trascina nei bagliori del Novecento artistico, e miglior sorte non avrebbe potuto immaginare, visto che a farlo è un allievo del futurista umbro Dottori.
L’arte di Simonetti è impressiva.. Debole, ma affettiva, la parola che l’ accompagna..
Marco Jacoviello

GUBBIO – ARTE
ANTONELLA PRIVITERA
ESPONE
CASA DI San UBALDO
L’artista Romana, espone per la prima volta in Umbria, a Gubbio, dove trascorre lunghi periodi e che considera quindi sua città d’adozione.
Dall’esperienze nel campo della moda, approda all’arte figurativa, con una tecnica fotografica e pittorica, attraverso la quale esprime il suo particolare ed originale linguaggio.
La fotografia è la possibilità di cogliere l’attimo che influenza e alimenta il talento dell’artista, la quale si avvicina alle tecniche di manipolazione creativa, offerte dalla tecnologia, con un approccio quasi spirituale, favorito dalla filosofia buddista, abbracciata da Antonella sin dall’adolescenza.
Il risultato dell’unione spirituale ed armonica tra tecnica fotografica, computer e manualità pittorica e decorativa è un attimo colto dall’obbiettivo, ma non più relegato a momento descrittivo, bensì ampliato per rappresentare non solo il soggetto, ma l’emozione che il soggetto ispira nell’artista e che questi vuole comunicare. In tal modo, il grattacielo di Kuala Lumpur si trasforma in una torre allucinata (Blade Runner), l’albero della riserva Keniota è la tappa di un viaggio (tree way), la delicata spiritualità delle candele di un tempio di Bangkok esplode come un fuoco pirotecnico (purple light), oppure la corsa di una geisha sotto un porticato di Shangay è linizio di un percorso mistico (Tunnel di luce).
La continua sperimentazione dell’artista si estende ai supporti delle opere che vengono quindi proposte in plexiglass, legno, tela o alluminio a seconda del soggetto ed al fine di armonizzare questo con il mezzo della sua manifestazione; la trasfigurazione della fotografia non è che la base per la ricerca artistica dello spirito delle cose.
LE OPERE SARANNO ESPOSTE PRESSO
DA DOMENICA
TUTTI I GIORNI 17:00/20:00
SABATO E DOMENICA 11:00/13:00 E 17:00/20:00
L’INAGURAZIONE SI TERRA’
SABATO 8 GIUGNO ALLE ORE 17,00

Le opere esposte sono il risultato di una contaminazione
tra il linguaggi della fotografia e della grafica.
Le fotografie utilizzate sono quelle che tritiamo nelle riviste:
della pubblicità, della cronaca, dello spettacolo ecc..
sono immagini finalizzate a determinati contenuti,
le quali non vengono assunte nella loto interezza,
ma ne vengono utilizzati soltanto dei frammenti,
che uniti ad altri, secondo la tecnica del collage,
formano immagini diverse.
Le immagini così ottenute, vengono ingrandite attraverso
Una stampante (fotocopiatrice, plotter( e su di esse
Si interviene manualmente con pastelli e tempere,
sottolineandone le linee strutturali e modificandone
i rapporti tonali secondo un criterio pittorico.
Le immagini così trattate acquistano una autonomia
Espressiva e formale rispetto alla fotografia,
entrando con pieno diritto nella categoria della grafica.
Anche dove lo stesso soggetto viene ripetuto,
si tratta comunque di opere uniche,
dato che gli interventi manuali non sono e
non possono essere mai gli stessi.
Un altro aspetto di questo lavoro è rappresentato
dall’itinerario operativo: che parte da
situazioni casuali attraverso la ricerca d’immagini;
dall’utilizzazione d’immagini pronte; dal loro
riciclaggio; dall’utilizzazione per differenti composizioni
di frammenti delle immagini selezionate.
“L’eternità che esce dall’ombra”
Qualunque interpretazione esce dall’ombra, dall’ombra del non-senso ma anche dall’ombra dell’ignoranza – qualunque interpretazione esce dell’ombra della libera interpretazione, delle infinite linee di lettura alle quali si espone un’opera d’arte.
Di fronte all’opera di Mirando, e cercando di ricavare, nell’anarchia di idee che emergono dalla contemplazione dell’arte, una linea di interpretazione univoca che renda ragione della ricchezza di quest’opera, ho trovato un dolce compagno chiamato eternità.
E’ evidente che ci troviamo qui dinanzi a una meditazione intorno al tempo. Le fotografie di Mirando respirano il ritmo delle case dove il tempo sembra essersi fermato; pochi dettagli, all’interno di queste case, permettono di datare le fotografie e di dire : siamo nel ventunesimo secolo – il secolo del denaro. Pochi dettagli, la più parte dei quali provenienti dal mondo della tecnologia, permettono di identificare storicamente queste immagini. Il dinamismo dellamodernità è nascosto dietro la fissità della scena, la tentazione del movimento dietro la rassegnazione al riposo e alla sedentarietà. Poco importa l’étà dei soggetti. Sono adagiati nelle loro case come se lo fossero per sempre. Cosi’come la scelta stessa di essere fotografati all’interno della propria casa, scelta relativamente comune nel corso della storia della fotografia, rivela una volontà dell’uomo di identificarsi a un luogo fisico, di pietra e di terra, che finisce per essere lo sfondo della traiettoria del suo essere.
L’essere ha fine; la morte è sovrastata da una infinità qualitativa alla quale possiamo prendere parte, che si chiama eternità. E’ un’eternità che ha spesso servito per evocare quanto sorpassava i limiti della vita umana, una specie di uscita di soccorso della filosofia che l’uomo trova quando il gioco della finitezza si dispiega sotto il suo sguardo. L’intensità della nostra vita intima modifica il carattere del tempo e la percezione che ne abbiamo. Felici, non contiamo le ore. Infelici, sentiamo l’infinità del supplizio da sopportare. L’eternità è questa qualità fuori dal tempo numerico che possiamo gustare, e che ci permette di sovrastare la morte – ed è in questo senso che la fotografia ha voluto essere strumento dell’eternità, sguardo sull’istante che eternizza l’istante stesso.
Le fotografie di Mirando rispondono anch’esse, in modo romantico, a questo gusto di un’eternità che vinca sulla morte. L’amore dei legami familiari è qui sentito come eterno, fuori dal tempo. Cosi’ come eterna la solidarietà che regna, almeno in apparenza, in questa realtà ancora misteriosamente radicata nel nostro mondo che è la famiglia : la famiglia, la comunità e i suoi membri diventano in queste fotografie protagonisti, ma anche sfondo, comparse anonime, elementi indistinti di una scena invariata oramai da secoli, strumenti di un sistema tecnologico quasi come un ferro da stiro...
Nel senso dell’eternità si muove anche un simbolo che troviamo nell’insieme delle fotografie qui ammirate : la religione. Siamo in Umbria : l’icona è Gesù. In Marocco o Sri Lanka altri idoli avrebbero arredato le nostre case. Poco importa il luogo: il desiderio di eternità dell’uomo è sempre lo stesso, e la religione uno dei mezzi per appropriarsi di un al-di-là che ci ostiniamo a non pensare, o a pensare con caratteristiche che vengono dal nostro mondo terreno: se l’idea dell’al-di-là ci fosse davvero cara, non arrederemmo nemmeno più le nostre case...forse scioglieremmo perfino i nostri legami familiari, le nostre sedentarietà, per avvicinarci a un’infinità qualitativa che è l’esatto contrario della mostruosa divagazione moderna intorno alla quantità, che l’uomo vive e alimenta.
Mirando Casciano riesce, con i mezzi propri della sua arte e delle sue origini, a fotografare questo malessere e questa serenità pur presente, questo tentativo di eternità andato alla deriva a causa della banalità del tempo numerico degli orologi e dei calendari. Una meditazione intorno alla morte come l’uomo la immagina da sempre, immobile e ombreggiata.
Note biografiche
Mirando Casciani pratica la fotografia dal giorno in cui riceve in regalo la sua prima macchina fotografica.
Il padre di Mirando, nato in Umbria, emigra nel Nord della Francia nel dopo-guerra.
A 12 anni, la prima mostra di Mirando Casciani sui barcaioli. A 24 anni avvia un'attività pubblicitaria durante la quale impara a perfezionare la tecnica e il senso delle immagini, ma sceglie di orientare il suo lavoro personale verso un'altra strada.
Nel 2000, partecipa a una mostra collettiva, "Deux-venir", à Douai (Francia, Nord).
Autodidatta, in reazione contro la fotografia pubblicitaria che considera artificiale, Mirando si impegna nel creare un universo artistico personale. Secondo lui, l'opera deve essere sopratutto un territorio di interrogativi; nell'ambito del Festival delle arti del Giappone a Valenciennes, la mostra "Sguardo sul Giappone. Il mondo flottante" è presentata in novembre e dicembre in quattro luoghi diversi della regione di Valenciennes.
Mostra in aprile nell'ambito di "Lille 2004 Capitale Europera della cultura" alla gallerie Exprim, "Corpi e anime"
Mostra il maggio 2005 alla galleria "Zona di Confusione" a Saint-André
Mostra il settembre 2006 al LEM, Luogo di Esperienze Multidisciplinari, Lille.
L’Associazione culturale Arte e Dintorni ha presentato lo scorso sabato presso la Sala San Marco di Costacciaro, la serata di contaminazione artistica “Donne e…”. Tanti gli artisti in scaletta e dei fuori programma davvero sorprendenti! Il pubblico presente ha assistito ad uno spettacolo composito dove si sono intrecciate manifestazioni artistiche variegate, dalla poesia alla musica al cabaret al teatro e così via, tutte forme d’arte naturalmente incentrate sul tema della serata, le Donne.
“Le Donne sono l’altra metà del cielo” scrive Mao Tsetung, pensando alla figura femminile come qualcosa di davero prezioso ed insostituibile che ha il dono di completare un’universo maschile altrimenti infelice e vuoto. Le Donne hanno saputo ispirare molti fra i più grandi artisti, di ogni epoca e di ogni luogo, catturando la loro attenzione con quel fascino segreto, quell’eleganza maestra e quella sensualità inebriante che nessun essere mai potrà sperare di possedere come dote innata.
Tra gli artisti che hanno interpretato il tema della serata, dando inizio alla serata, Marco Panfili e Antonio Cerquarelli, che poi hanno passato il testimone ai giovanissimi Gianfilippo Pascolini, Chiara Acaccia e Federico Amoni, quest’ultimi studenti di teatro al DAMS di Bologna. A salire sul palco è stato poi Stefano Galiotto accompagnato dalla sua verve comica che attraverso il suo cabaret ha elegantemente preso in giro le donne. Dopo di lui il maestro Alberto Sabbatini con le soavi note del suo sax e Gabriele Mendichi.
Una sorpresa davvero speciale è stato scoprire fra il pubblico Franco Zordan, che ha incantato la platea intonando uno stornello romano di epoca rinascimentale e la famosissima canzone di De Andrè, Bocca di Rosa. Il prossimo 30 Aprile a sigillo, in collaborazione con Arte e Dintorni, si terrà la presentazione del libro “Memoriale di un cuore errante” di Alice Alberini, giovanissima scrittrice che ha partecipato a diversi concorsi di poesia sia nazionali che internazionali.
Tanti dunque, gli appuntamenti e le iniziative culturali di Arte e Dintorni.


In occasione dei festeggiamenti di san Cristoforo a Caprara il venerdì 24 Luglio 2026 alle 21 e 15 la Pro Loco Caprara, unitamente all’As...