domenica 4 maggio 2008

8 Maggio - Mostra Fotografica e non solo...

Arte & Dintorni ha il grande piacere di presentare una mostra fotografica "diversa", di quelle in cui le immagini hanno un forte significato sociologico. Protagonisti: Mirando Casciani, un artista  italiano-francese di origini gualdesi, e Mauro di Michelangelo, artista già noto nel territorio.
Chi interverrà avrà modo di osservare e pensare, con l'aiuto degli artisti, che saranno presenti durante tutto il periodo della mostra. 

All'inaugurazione Marco Panfili leggerà alcune poesie scritte da soggetti della mostra.

Inaugurazione Giovedì 8 maggio, ex Farmacia Calai, piazza Martiri della Libertà alle ore 19.00 ( Gualdo Tadino)

Articolo di presentazione:

“L’eternità che esce dall’ombra”

Qualunque interpretazione esce dall’ombra, dall’ombra del non-senso ma anche dall’ombra dell’ignoranza – qualunque interpretazione esce dell’ombra della libera interpretazione, delle infinite linee di lettura alle quali si espone un’opera d’arte.

Di fronte all’opera di Mirando, e cercando di ricavare, nell’anarchia di idee che emergono dalla contemplazione dell’arte, una linea di interpretazione univoca che renda ragione della ricchezza di quest’opera, ho trovato un dolce compagno chiamato eternità.

E’ evidente che ci troviamo qui dinanzi a una meditazione intorno al tempo. Le fotografie di Mirando respirano il ritmo delle case dove il tempo sembra essersi fermato; pochi dettagli, all’interno di queste case, permettono di datare le fotografie e di dire : siamo nel ventunesimo secolo – il secolo del denaro. Pochi dettagli, la più parte dei quali provenienti dal mondo della tecnologia, permettono di identificare storicamente queste immagini. Il dinamismo dellamodernità è nascosto dietro la fissità della scena, la tentazione del movimento dietro la rassegnazione al riposo e alla sedentarietà. Poco importa l’étà dei soggetti. Sono adagiati nelle loro case come se lo fossero per sempre. Cosi’come la scelta stessa di essere fotografati all’interno della propria casa, scelta relativamente comune nel corso della storia della fotografia, rivela una volontà dell’uomo di identificarsi a un luogo fisico, di pietra e di terra, che finisce per essere lo sfondo della traiettoria del suo essere.

L’essere ha fine; la morte è sovrastata da una infinità qualitativa alla quale possiamo prendere parte, che si chiama eternità. E’ un’eternità che ha spesso servito per evocare quanto sorpassava i limiti della vita umana, una specie di uscita di soccorso della filosofia che l’uomo trova quando il gioco della finitezza si dispiega sotto il suo sguardo. L’intensità della nostra vita intima modifica il carattere del tempo e la percezione che ne abbiamo. Felici, non contiamo le ore. Infelici, sentiamo l’infinità del supplizio da sopportare. L’eternità è questa qualità fuori dal tempo numerico che possiamo gustare, e che ci permette di sovrastare la morte – ed è in questo senso che la fotografia ha voluto essere strumento dell’eternità, sguardo sull’istante che eternizza l’istante stesso.

Le fotografie di Mirando rispondono anch’esse, in modo romantico, a questo gusto di un’eternità che vinca sulla morte. L’amore dei legami familiari è qui sentito come eterno, fuori dal tempo. Cosi’ come eterna la solidarietà che regna, almeno in apparenza, in questa realtà ancora misteriosamente radicata nel nostro mondo che è la famiglia : la famiglia, la comunità e i suoi membri diventano in queste fotografie protagonisti, ma anche sfondo, comparse anonime, elementi indistinti di una scena invariata oramai da secoli, strumenti di un sistema tecnologico quasi come un ferro da stiro...

Nel senso dell’eternità si muove anche un simbolo che troviamo nell’insieme delle fotografie qui ammirate : la religione. Siamo in Umbria : l’icona è Gesù. In Marocco o Sri Lanka altri idoli avrebbero arredato le nostre case. Poco importa il luogo: il desiderio di eternità dell’uomo è sempre lo stesso, e la religione uno dei mezzi per appropriarsi di un al-di-là che ci ostiniamo a non pensare, o a pensare con caratteristiche che vengono dal nostro mondo terreno: se l’idea dell’al-di-là ci fosse davvero cara, non arrederemmo nemmeno più le nostre case...forse scioglieremmo perfino i nostri legami familiari, le nostre sedentarietà, per avvicinarci a un’infinità qualitativa che è l’esatto contrario della mostruosa divagazione moderna intorno alla quantità, che l’uomo vive e alimenta.

Mirando Casciano riesce, con i mezzi propri della sua arte e delle sue origini, a fotografare questo malessere e questa serenità pur presente, questo tentativo di eternità andato alla deriva a causa della banalità del tempo numerico degli orologi e dei calendari. Una meditazione intorno alla morte come l’uomo la immagina da sempre, immobile e ombreggiata.

Note biografiche 

Mirando Casciani  pratica la fotografia dal giorno in cui riceve in regalo la sua prima macchina fotografica.

Il padre di Mirando, nato in Umbria, emigra nel Nord della Francia nel dopo-guerra.

A 12 anni, la prima mostra di Mirando Casciani sui barcaioli. A 24 anni avvia un'attività pubblicitaria durante la quale impara a perfezionare la tecnica e il senso delle immagini, ma sceglie di orientare il suo lavoro personale verso un'altra strada.

Nel 2000, partecipa a una mostra collettiva, "Deux-venir", à Douai (Francia, Nord).

Autodidatta, in reazione contro la fotografia pubblicitaria che considera artificiale, Mirando si impegna nel creare un universo artistico personale. Secondo lui, l'opera deve essere sopratutto un territorio di interrogativi; nell'ambito del Festival delle arti del Giappone a Valenciennes, la mostra "Sguardo sul Giappone. Il mondo flottante" è presentata in novembre e dicembre in quattro luoghi diversi della regione di Valenciennes.

Mostra in aprile nell'ambito di "Lille 2004 Capitale Europera della cultura" alla gallerie Exprim, "Corpi e anime"

Mostra il maggio 2005 alla galleria "Zona di Confusione" a Saint-André

Mostra il settembre 2006 al LEM, Luogo di Esperienze Multidisciplinari, Lille. 

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